Noi Rebeldía 2014, “L’ora zero”, a cura di Nino Contiliano

l'ora zero[ Ringrazio Nino Contiliano per avermi coinvolto in questo progetto (f.s.)]

Noi Rebeldía 2014, L’ora zero, a cura di Nino Coltiliano, Edizioni CFR, 2014, ISBN 978-88-98677-60-3, pp. 64, f.to 17 x 24  € 10,00


 

Al gruppo “Noi Rebeldía 2014” hanno partecipato 76 poeti italiani, di diverse località, componendo una serie di poesie collettive (quindici, per la precisione) e continuando così l’iniziativa che già era stata inaugurata alcuni anni or sono da Nino Contiliano (che è anche l’ispiratore di questa edizione) con l’edizione del volume dal titolo provocatorio we are winning wing ad opera del gruppo “Noi Rebeldía 2010”.

La poesia collettiva ha un alto significato, prima ancora che letterario, di tipo simbolico perché, a differenza della poesia tradizionale, è anonima. La sua radice è quindi il dono, l’a rinuncia alla proprietà, al segno del “nome”. L’anonimato rende l’autore più libero di scrivere ciò che sente, più disinibito (il nome infatti è sempre collegato all’identità, all’immagine, al narciso, che sono aspetti anche di controllo del nostro agire sociale) ma anche più solidale, più attento a innestarsi in un discorso collettivo (mentre il nome stimola, in qualche modo, l’atteggiamento competitivo). Continua a leggere

NARRAZIONI n.3/2013. «La scrittura è la mia voce». Ad Antonio Tabucchi, un anno dopo. A cura di Vito Santoro

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É in gran parte dedi­cato ad Anto­nio Tabuc­chi, il terzo numero di «nar­ra­zioni», rivi­sta seme­strale di autori, libri ed ete­ro­to­pie, diretta da Vito San­toro ed edita dalla barese edi­zioni di Pagina. Qui trovate una mia recensione a Ezio Raimondi e le voci dei libri. (f.s.)

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NARRAZIONI. Rivista semestrale di autori, libri ed eterotopie. Vol. 3 ,«La scrittura è la mia voce». Ad Antonio Tabucchi, un anno dopo. a cura di Vito Santoro (edita dalla barese edi­zioni di Pagina)

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Speciale Tabucchi. Nel marzo dello scorso anno se ne andava Antonio Tabucchi. Senza tanti clamori, come l’anziano Pereira del suo celebre romanzo, sempre in bilico fra una vita appartata e gli slanci di una possibile trincea. Tabucchi è sempre stato qualcosa al di là del romanziere di professione, ben prima che alle nostre latitudini ci si abituasse a certi scleroticismi. Gli dobbiamo un fruttuoso lavorìo sul romanzo dopo la neoavanguardia: vennero Piazza d’Italia e un nuovo desiderio di “porre figure” e di trovar loro la morte; venne un narratore postmoderno senza il vanto dell’etichetta; vennero Pessoa, Lisbona e quello spirito “finisterrino” tanto più acuto quanto più netta era la percezione di un’Italia votata ad un’irresistibile parodia di sé. Forse non è più tempo di intellettuali e il bisogno di magisteri si perde in un vuoto candore, ma un anno dopo Tabucchi ci appare ancora un temerario della “conoscenza obliqua e laterale”. Saggi di Marianna Comitangelo, Eleonora Conti, Antonio R. Daniele, Serena Di Lecce, Anna Dolfi, Stefano Lazzarin, Giuseppe Panella, Nives Trentini.
Narrazioni italiane. Demetrio Paolin riflette sui modi con cui la letteratura ha testimoniato l’orrore assoluto del nazismo, dalle opere di Primo Levi fino ai romanzi degli ultimi anni. Giuseppe Panella ci offre il ritratto critico di una delle autrici più singolari del noir italiano, Marilù Oliva. Francesca Giglio analizza Resistere non serve a niente di Walter Siti e intervista Edoardo Albinati. Giulia De Vincenzo chiede ad Antonio Scurati quale debba essere il ruolo dello scrittore nella “società della cronaca”.

Lavoro critico. Giuseppe Giglio ci parla dell’amicizia ‘a distanza’ tra Anna Maria Ortese e Leonardo Sciascia. Domenico Calcaterra analizza i racconti postumi di Vincenzo Consolo, mentre Jole Silvia Imbornone si sofferma sulla corporalità nel teatro di Pier Paolo Pasolini.

Letture. Recensioni e schede di Giuseppe Giglio, Marco Marsigliano, Massimo Migliorati, Giulia Sangiorgio, Vito Santoro, Francesco Sasso.

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Dove trovare nomi, numeri e indirizzi dei giornalisti? [RASSEGNA STAMPA]

ufficio stampaDove trovare nomi, numeri e indirizzi dei giornalisti?

L’Agenda del Giornalista,  pubblicata e aggiornata annualmente. Una  sezione è dedicata agli uffici stampa e agli uffici marketing in Italia, un’altra alla radio e tv e una terza a internet;

Medias: l’informazione nome per nome,  periodico quadrimestrale, riporta e aggiorna continuamente la maling dei mass media e dei giornalisti in Italia;

Prima Comunicazione,  mensile specializzato nell’informazione sul mondo dell’editoria scritta e televisiva. Due volte l’anno pubblica il “chi è” dei responsabili degli uffici stampa e della comunicazione di aziende e istituzioni italiane.

Noi Rebeldìa 2010, “We are winning wing”, a cura di Antonino Contiliano

[ Ringrazio Nino Contiliano per avermi coinvolto in questo progetto (f.s.)]

Noi Rebeldìa 2010, We are winning wing, a cura di Antonino Contiliano, Introduzione di Francesca Medaglia Postfazione di Marta Barbaro, Edizioni CFR – 2012 – pp. 88 € 10,00

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Dalla quarta di copertina (fonte: sito dell’editore)

Un gruppo di scrittori ribelli, che si identificano con un nome collettivo (“Noi rebeldìa”, ossia “Noi rivoltosi”) gioca con la rete”, come scrive Marta Barbaro, e si inventa un testo collettivo. I loro nomi:

Franca Alaimo, Giuseppe Aricò, Gherib Asma, Nadia Cavalera, Massimiliano Chiamenti, Antonella Ciabatti, M. Teresa Ciammaruconi, Giovanni Commare, Ivana Conte, Antonino Contiliano, Beppe Costa, Valerio Cuccaroni, Davide Dalmiglio, Antonio Fiore, Stefano Lanuzza, Mario Lunetta, Bianca Maria Menna, Francesco Muzzioli, Giovanni Nuscis, Leonardo Omar Onida, Natalia Paci, Marco Palladini, Giuseppe Panella, Emilio Piccolo, Luca Rosi, Francesco Sasso, Gianluca Spitalieri, Lucio Zinna.

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NARRAZIONI n.1 (febbraio-maggio 2012), a cura di Vito Santoro

[In questo numero trovate una mia recensione. (f.s.)] 

NARRAZIONI.  Rivista quadrimestrale di autori, libri ed eterotopie (febbraio-maggio 2012). Vol. 1, a cura di Vito Santoro

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Default! Narrazionidel malessere italiano (2010-11). La letteratura e l’economia non sono due mondi distinti e distanti tra loro. In tempi di crisi, di metafore suggerite prepotentemente dai titoli di cronaca e dagli studi sociologici, narrare del sistema lavoro, della bolla speculativa, della finanza democratica, o di un più generale spirito del tempo, è certamente un modo per non perdere la bussola della realtà. Così, nel corso degli ultimi anni, alcuni scrittori hanno gettato il loro sguardo sul mondo claustrofobico della finanza o sull’ossessione consumista compulsiva (come Vincenzo Latronico nell’importante La cospirazione delle colombe). Non pochi invece sono gli autori che si sono cimentati nella narrazione delle «tragedie normali» della precarietà, tanto che quello della letteratura flessibile o della letteratura post-industriale è diventato un vero e proprio genere, che ha conquistato una sua piccola nicchia di mercato.

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